19 Ottobre 2005

FATTO #12

Cuba. Notte. Una balera. Lampade di carta colorata. Il profumo scricchiolante dei sigari. Chitarre. Io che mi aggiro in completo bianco, il capo coronato da un magnifico panama. Le donne mi osservano fra l'incuriosito e lo spaventato. Fra la folla don Juan Jiménez comincia a sudare di più per qualche strano motivo. Forse ha bevuto un bicchiere di rum di troppo. Forse il suo piatto di pesce fresco, questa sera, non era all'altezza dei soliti standard. O forse più semplicemente ha avuto un brutto orgasmo con una delle sue innumerevoli troie munite di vestiti corti e ventaglio colorato.
Io avanzo e don Jiménez suda.
Vino. Lampade di carta colorata.
Se ci fosse qui mio fratello riconoscerebbe senz'altro il volto di Jerrinald che appare per un istante dietro i chitarristi - riconoscerebbe il suo modo di darmi il segnale convenuto.
Luci. Balera.
Notte.
In un attimo è già tutto iniziato e tutto finito. La mia fedele Spiller & Burr del 1857. Un colpo secco e la faccia di don Jiménez casca sul tavolo fra i bicchierini vuoti. Le donne gridano all'unisono, e la musica si rompe come un piatto sul pavimento. Con l'agilità di una pantera mi fiondo verso la siepe. J. Orgy mi raggiunge da dietro. Nessuno osa seguirmi, tutti circondano don Jiménez. Lampade di carta, donne, caldo. Il caldo intollerabile e giallo dell'estate cubana. Dopo qualche istante tutto salta in aria. Plastico di J. Orgy, frutto di anni ed anni di esperienza. Non ha mai fallito. Noi ci salviamo per un pelo gettandoci nel lago artificiale. J. risorge dalle acque come un dio marino, aiutandosi con due piccoli razzetti al plastico e facendo quasi a pugni con un cigno. Vivo. Come me.
La mattina dopo Cuba è ancora più gialla, malata e calda. Ma io e J. Orgy siamo già sulla nave che ci porterà negli Stati Uniti, e di lì nuovamente in Europa.
Giorno. Luce. Pace.
La hostess, guardandomi, si passa la lingua sulle labbra. La mia erezione saluta una vecchia avventura e si apre verso nuovi sogni.

FATTO #11

Klondike, 22 settembre 2004

Fuori infuria la tempesta di neve. Trovo il tempo, fra una puntata e l'altra all'esterno con J. Orgy per verificare lo stato della nostra vena aurifera, di scrivere due righe. E' da molto tempo che non entro su Studenti e me ne rammarico, perché la quantità di bellezza che mi era necessaria per sopravvivere è venuta di colpo a mancarmi. Ora sono arido e sterile come la nostra vena aurifera del cazzo, fanculo a J. Orgy e a quando ho voluto seguirlo in questa avventura. Fra l'altro siamo circondati da lupi e non abbiamo più né cibo né acqua. Se Sergio Monroe non viene ad aiutarci siamo fottuti.
E pensare che fino a pochi giorni fa me ne stavo tranquillo sulla mia spiaggia privata in Martinica, sorseggiando un ottimo daiquiri e pensando alle evoluzioni notturne del mio interessante pene. Sapete, in quei giorni avevo appreso un nuovo hobby da mio fratello: costruire aquiloni. Ne facevo di enormi, naturalmente in forma fallica. Strafatto di rum e marijuana, verso sera, lanciavo i miei capolavori nelle case delle vergini dell'isola, come tenere promesse d'amore. Poi danzavamo fino all'alba nudi, unendo i nostri corpi nell'estasi. Coppe ricolme di un liquore strano venivano rovesciate nel grande fuoco ogni mezz'ora. Poco lontano, un sedicente mago messicano - Pablo Stasito y Grassòn - rianimava cadaveri biascicando frasi in giavanese.
All'alba tutto tornava normale.
Mi vestivo del mio solito completo bianco e aiutavo l'amico Benny "Alsazia" Goodman a farsi pagare il racket. Poi un buon aperitivo al bar Le paradis. E così via.
Giorni felici, di sole e figa.
Ora invece per me non c'è altro che la neve, il morso dei lupi, la compagnia di un rude ex mercenario, e la morte della bellezza. Grazie al cielo la connessione satellitare ad internet funziona ancora.
Belle donne, vi prego di scrivermi, ne ho bisogno.
La quantità di bellezza necessaria alla quantità di bellezza che necessariamente devo fare mia - quantitativamente pari a una quantità necessaria di bellezza (necessaria) - sta diventando sempre più necessaria.

Vado. J. mi chiama.

FATTO #10

Mi sono sempre chiesto cos'è l'amore. Ora che sto per ripartire per l'Australia, chiedo perdono per i miei peccati e saluto tutti colori che su questo sito - mia croce e delizia - hanno cercato di insegnarmi qualcosa di più su questo sentimento.
Che il vostro dio vi segua e vi protegga. Io che di dei non ne ho alcuno, traccerò la mia via da solo. Col cuore in fiamme e il pene sempre eretto.

FATTO #9

Concludendo, si può facilmente dedurre da queste premesse che la risposta è una sola: ci sono domande?

FATTO #8

Mutevoli mutamenti mutano mutande mutanti mute.

FATTO #7

L'origine della coesione dell'impero bizantino sta tutta nel fortissimo legame fra stato e chiesa, che sfociò in forme ben evidenti di cesaropapismo - evidenziate dalla presenza dell'imperatore nei concili di Efeso e Calcedonia.

FATTO #6

Milano è una città folle. Dopo tanto tempo di assenza mi ero quasi dimenticato delle sue sfumature grottesche o fantastiche. L'altra sera stavo rientrando dal Transylvania, completamente sobrio e senza aver combinato niente con alcuna femmina. Ad un tratto - ero dalle parti di Via Cenisio - un vagabondo si è gettato in mezzo alla strada e mi è quasi finito sotto i pneumatici. L'ho evitato per un soffio. Sono sceso con l'evidente intenzione di massacrarlo di botte, ma con mia grande sorpresa non ho trovato nessuno. Mistero. Quando poi sono risalito in macchina, ho quasi urlato dallo spavento: al mio fianco sedeva infatti il vagabondo che avevo cercato invano sulla strada. "Salve" ha detto, come se fosse la cosa più naturale del mondo: "Mi chiamo Pal Stavstic, sono un mago di origini ungheresi." Detto questo si trasformo' in procione e sgattaiolò fuori dalla portiera semiaperta, non prima di avermi lasciato come ricordino qualche escremento sul poggiapiedi.

FATTO #5

Ieri sono stato fiero di me. Mio fratello Lex, che tutti conoscete come simpatico seminarista e catalogatore di incunaboli in un'abbazia del brianzolo, ha picchiato un suo confratello qualche giorno fa. E con ragione, oserei dire, dato che il bastardo aveva cercato di sodomizzarlo. (Simili avvenimenti non devono sorprendervi, le abbazie sono spesso luoghi infidi dove il peccato serpeggia). La rabbia del povero Lexington è esplosa a tal punto che il confratello ha rischiato quasi di morire. Ora è ancora ricoverato, ma dovrebbe cavarsela. Tutto questo ha scatenato com'è ovvio una grande baraonda in monastero, e l'abate ha deciso di espellere Lex. Naturalmente quando mi ha comunicato la notizia in lacrime non ho potuto non intervenire. Il giorno stesso mi sono recato al monastero e ho intrattenuto una lunga conversazione con l'abate, proponendogli un regolare processo secondo i canoni dell'Inquisizione cinquecentesca. Ha accettato, forse anche spinto dalla presenza di un fucile a canne mozze che gli tenevo premuto sui coglioni mentre parlavamo.
Il processo è stato dunque fissato per ieri sera. Ovviamente il tutto si è svolto nelle cripte del monastero, dove pare si nascondano alcuni tesori di razzie longobarde mai dichiarati allo stato italiano e gelosamente custoditi nel più grande segreto. Dopo aver attraversato lugubri corridoi, mi sono vestito dei panni neri con tanto di cappuccio che avevo affittato nel pomeriggio in un negozietto dark di Corso di Porta Ticinese. Nella Sala Magna dei sotterranei tutto era già pronto. Mio fratello, incatenato ad un ceppo e seminudo, veniva fustigato da un padre confessore. L'abate stava per entrare (accompagnato da due valletti vestiti in modo buffo e che mi ricordavano lo stile di quell'idiota di Alfonano Parretti), quando l'ho bloccato dietro una delle colonne puntandogli un coltellaccio malese alla gola. Non volendo minacciarlo ulteriormente - la cosa mi sembrava contro ogni morale - ho preferito giocare alla corruzione. Da una borsetta ho tirato fuori una scatola di sigari Avana grossi come cetrioli, profumatissimi, e gliel'ho sventagliata sul naso. Il poveretto, che adora quel genere di vizi, non ha potuto trattenersi. "Immagino che per questo tu voglia la libertà di tuo fratello", ha detto, sbavando. "Hai capito bene, figlio di troia" ho replicato io. Mi ha guardato intensamente. "Sta bene", ha concluso. "Metti la scatola dopo il processo nel cespuglio di more giusto fuori dall'entrata."
Le cose erano regolate. Ciò nonostante ho voluto fare tutto comme il faut, e quando l'accusa - impersonata da un ridicolo fraticello che parlava di cose insulse tipo "rispetto", "decenza", "etica" ecc. - ha terminato, sono salito sul più alto podio e ho sparato un'arringa ciceroniana basandomi su concetti estremamente semplici, e cioé la necessità dell'autodifesa, l'odio verso gli omosessuali, e in definitiva il fatto che il più forte ha sempre ragione. L'assemblea dei padri ha trovato il tutto molto cristiano, forse anche aiutata nel giudizio dalla mia minaccia di premere un bottone rosso alla mia destra, che avrebbe scatenato un'esplosione a catena nelle cripte, uccidendoci tutti in blocco. (Furbescamente, avevo piazzato con l'aiuto di J. Orgy qualche chilo di plastico qui e là la notte precedente).
Insomma, tutto è bene cio' che finisce bene! Lex è stato liberato, è tornato al suo lavoro abituale e dovrà soltanto scontare due giorni a pane ed acqua.

FATTO #4

Ieri è stata una giornata strana. Stavo ancora sistemando i vestiti rimasti in valigia dopo il rientro dal Belgio, quando all'improvviso ho avuto una visione: Brian Johnson, vestito da angelo vendicatore, mi additava brandendo una copia dell'introvabile "Negromanticus" di Paolo Stasino - curiosa figura di alchimista del XVI secolo. Con voce arrochita, il cantante degli AC/DC diceva che ero l'eletto e che avrei dovuto fondare una nuova stirpe di superuomini dotati di pene prensile, che avrebbero in breve tempo conquistato l'universo e fondato un grande regno dell'amore.
Sopraffatto dalla visione ho cominciato a balbettare qualcosa, ma dalla mia bocca uscivano soltanto versetti in sanscrito. A quel punto la scena è cambiata, e dal pavimento sono spuntate due enormi cappelle a guisa di colonne, che sostenevano un buffo baldacchino su cui sedeva una donna stupenda, dai seni enormi e lussuriosi. "Sono Babilonia", mi ha detto: e prima ancora che potessi immaginare di penetrarla, ecco che la cosa è accaduta e io sono venuto sei volte. Nel frattempo avevo intuito che sarei stato in grado di volare, e mi sono librato in cielo mentre la donna gridava ancora di piacere: completamente nudo, ho sorvolato la città divertendomi a cagare sui passanti e a gridare "mi brucia il culo, mi brucia il culo!". Arrivato in cima al grattacielo Pirelli, ho deciso di masturbarmi con passione inneggiando alla vita: dalle finestre sono apparsi mille esseri dalle sembianze caprine, che cantavano in coro "Hexagram" dei Deftones. Poi ho visto tutto bianco e giallo e rosso, e mi sono sentito come rinascere.
A quel punto mi sono svegliato.
Poche ore dopo, l'effetto dell'LSD deve essere terminato, e mi sono accorto che avevo solo CREDUTO di aver sognato. Mi sono ritrovato per terra in camera mia, con vomito e sperma dappertutto sul tappeto, e una copia dell'ultimo cd degli AC/DC fra le mani.
A quel punto mi sono svegliato.

FATTO #3

Altra serata del cazzo... Ho telefonato a mio fratello ma l'abate, che di solito è una persona cordiale e a quanto pare si fuma pure dei bei sigarazzi di contrabbando, mi ha impedito di sentirlo. Dovevo mettermi d'accordo con lui per andare domani sera in un emorock club vicino al suo monastero, ma l'abate mi ha riferito che Lex resterà chiuso in cella fino a domenica sera. Maledizione! Ancora non ci siamo visti da che sono tornato.
Ho buttato il telefono in faccia a quel monaco da operetta e mi sono rifugiato nell'alcool per ammazzare la tristezza. Verso le tre mi sono ricordato che dovevo finire un lavoro, e mi sono messo amaramente al pc. Nel frattempo sono entrato su Giovani e ho ricevuto un hermes bizzarro, da un certo 00dylan00... costui, spacciandosi per la reincarnazione di Immanuel Kant, ha voluto convincermi a forza di retorica che i giudizi sintetici a priori in realtà non esistessero! Il povero folle! L'ho mandato a cagare aprendomi una bottiglia di Hoegardeen e frugando fra la mia collezione di video porno. In quel momento però il computer ha cominciato a tremolare, e dallo schermo sono fuoriuscite come delle immagini palpabili, tridimensionali, simili ad ectoplasmi. Sulle prime hanno danzato inglobandosi fra loro, poi hanno formato un'unica forma: quella di un enorme fallo eretto. Terrorizzato, ho cominciato ad attaccare l'apparizione a colpi di astucci di video porno: ma la cosa non ha funzionato. Il cazzo gigantesco ha provato ad assalirmi: son corso via in cucina ma il membro è passato attraverso la porta, lasciando sul legno un'orribile impronta di muco biancastro, che dopo qualche istante ha cominciato ad esalare un ben noto odore: altro non era che sperma... Coi capelli ormai ritti in testa ho cominciato a urlare, finché non mi sono ricordato di un particolare essenziale, letto tempo addietro fra alcune scartoffie di mio fratello. Un certo medico tardoromano, di nome Paulus Grassus Stasius, consigliava per far perdere conoscenza ai superdotati la forte pressione dei pistilli bianchi del sottocappella. In tal modo l'individuo superdotato si addormentava subito e il suo fallo grottesco poteva essere rimosso. Paulus usava tale tecnica per creare magnifici eunuchi all'imperatore.
Non ho aspettato altro: impugnato un vaso di cristallo che mia nonna mi aveva lasciato come suo unico ricordo, sono balzato sul tavolo e poi ho fintato un po' il cazzone, il quale, disorientato, non si è accorto della mia manovra: gli sono arrivato alle spalle (se cosi' si puo' dire) e gli ho gettato il vaso sui pistilli. Il membro l'ha inglobato, come immagino volesse fare con me, ma poi ha cominciato a dissolversi in una lava di sperma lattiginoso. A quel punto ho sentito squilli di tromba e dal cielo è apparso Immanuel Kant dicendomi: "Non badare alle illusioni... I giudizi sintetici a priori esistono!" - Poi una sensazione come di doccia gelata, alcuni vaghi accordi che ricordavano Let It Be, un volto di ragazza bionda che mi passa davanti al viso, sapore di mandorle amare sulla bocca, e mi sono ritrovato di nuovo sul tappeto di fronte al computer. Sullo schermo, intatto, campeggiava un hermes di 00dylan00: "ci rivedremo!".
Devo decisamente smettere di bere.
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