19 Ottobre 2005

FATTO #18

Ora che la questione russa si è finalmente risolta (cfr. il PENSIERO #28 dell'hp di mio fratello Lexington), posso tranquillamente godermi una serata di solitudine nel mio appartamentino milanese. Un buon cognac, il computer acceso, il lavoro ancora da sbrigare abbandonato in cucina, e forse fra un paio d'ore una simpatica ventenne che verrà a bere - in tutta amicizia - un bicchiere sul mio comodo divano.
Approfitto del momento libero per chiarire una cosa che mi sta a cuore: voi tutti avrete letto nei miei "dicono di me" che sono stato picchiato in un bar di Los Angeles.
Devo ammettere che l'affermazione, messa così senza spiegazione, era di una poesia immensa. Ma siccome mi è sono stati chiesti chiarimenti, devo soffocarla con la banalità della prosa. E va be', così sia.
Dunque, tutto questo ci riporta ai bei tempi in cui, ancora diciannovenne, vagavo per gli Stati Uniti dopo essere scappato di casa. Nell'ottobre del 2000 mi trovavo appunto a Los Angeles, dove svolgevo la rispettabile professione di barbiere per donne a domicilio. Per questo - e per altri motivi legati a un basso doppio senso circolante nel quartiere italiano - mi ero guadagnato il soprannome di "Feegaro".
Era una bella vita. Se mai dovessi citare un momento in cui sono stato felice nella mia esistenza, forse quell'autunno losangelesiano sarebbe la prima cosa che a venirmi in mente. Ma transeat: veniamo al dunque.
Tramite il mio lavoro avevo conosciuto una certa Brigitte, detta anche Holly, che svolgeva la decorosa professione di cassiera al McDonald's del quartiere. Non bastano le parole per descriverla, ma vi dirò che era una bomba sexy dai seni prorompenti, un corpo da favola e lunghi capelli rossicci. Nelle lunghe sere d'ottobre, dopo aver fatto all'amore per ore, lei si dilettava a leggermi dei passi di Schiller e Goethe in tedesco (essendo di origini austriache). Io annuivo, silente, e sfiorandole teneramente i lunghi capelli rossi. Non capivo una sola parola di quel che diceva, ma mi piaceva lo stesso. Seguivo il movimento delle sue labbra e quella era per me la miglior poesia.
Poi mi sbronzavo con del whisky scadente e ricominciavamo a scopare.

Le cose proseguivano nel migliore dei modi, e già stavo progettando di mettere le radici a LA, quando di colpo le cose subirono una tragica svolta. Venni a sapere dall'unico cliente maschio che avevo, il vecchio nero John Daiweelee (il quale celava dietro l'attività di fruttivendolo una delle personalità più oscure della malavita losangelesiana) che Holly era stata la donna di un pericoloso capomafia cinese dell'East Coast, tale Tai Po, ma che tutti conoscevano come Bacco per la sua nota propensione al Chianti d'annata. Holly era scappata qualche mese fa da New York e aveva raggiunto la California per rifarsi una vita: poi aveva incontrato me e si era innamorata. Ma Bacco, proseguiva Daiweelee masticando della liquirizia, non aveva mai smesso di darle la caccia. "E ora" concluse con un'occhiata penetrante. "E ora temo che si trovi qui a Los Angeles."
Cercai di dissimulare la mia tensione, ma il vecchio notò con il suo sguardo esperto le forbici tremarmi nella mano destra. "Stai tranquillo", disse. "E' un tipo pacato. Tu gliela restituisci e il peggio che ti può fare è farti picchiare dai suoi scagnozzi. Guarda qui" - e sortì dalla tasca un biglietto di nave, sul quale scorsi il nome di una città messicana - "hai già un posto prenotato fra cinque giorni. Te ne vai in Messico e nessuno più ti rompe i coglioni." Si alzò, guardandosi allo specchio. "Non mi devi niente, ragazzo. Mi sei stato simpatico fino da subito e spendo volentieri qualche dollaro per evitarti un guaio."
Levandogli un ciuffo di capelli dalle spalle, gli mormorai: "Lei naturalmente sa che non cederò mai la mia Holly, e che preferirei finire nell'oceano con delle scarpe di cemento piuttosto che separarmi da lei."
"Oh certo", rise lui. "Certo che lo so. Beata gioventù! Vedremo se farai ancora l'eroe quando Bacco ti staccherà via le palle degli occhi con un colpo di kung fu." E detto questo, mi infilò cinuq dollari in tasca e andò in cucina con passo zoppicante, canticchiando un vecchio blues.
Sospirai.

Qualche giorno dopo, mentre rientravo a casa in bicicletta, una berlina nera cercò di gettarmi nell'oceano. Dovetti zigzagare con abilità fra il guardrail, la strada e gli scogli, mentre la macchina mi tallonava. Dal finestrino del guidatore emerse una figura robusta in doppiopetto gessato: nonostante indossasse grossi occhiali da sole, ne riconobbi chiaramente i tratti orientali.
Fece fuoco su di me come se fossi uno stronzo qualsiasi.
Non avevo speranze, dovevo rischiare. Frenai di colpo mentre sentivo sibilare le pallottole dietro di me: la bici disegnò un compasso a terra e si dispose col manubrio di fronte alla macchina. Il tizio con la pistola riprese con entrambe le mani il volante e mi si scagliò contro alla massima velocità.
Tu non esisti, pensai.
Non sei neanche aria, pensai.
Chiusi gli occhi e spiccai un balzo.

I vecchi che pescavano al molo quel giorno avranno avuto una bella storia da raccontare ai nipoti. Me li immagino già, rientrare a casa scuotendo la testa, gettando il sacco di vimini pieno di pesci in un angolo, e dire col loro accento spiccato: "Oooh, Gesù, non sapete cosa ho visto oggi sullla costa..."
Avrebbero raccontato una storia strana, di una macchina nera che insegue un tizio biondo in bicicletta. Fino al momento della sparatoria gli avrebbero creduto. Anche la vecchia moglie intenta a squamare le sue magre prede avrebbe ascoltato fingendo attenzione.
Ma certo non avrebbero creduto all'idea del tizio in bicicletta che si solleva per aria con un balzo, e affonda un calcio devastante nel parabrezza dell'auto, mandandola fuori strada e facendola schiantare contro le pareti rocciose della strada, e poi sbandare verso gli scogli, dove sarebbe rotolata come un giocattolo rotto, per poi precipitare trionfalmente in mare.
Non avrebbero creduto al fatto che il tizio, asciugatosi il sudore dalla fronte con una mano, si sarebbe rimesso impassibile sul sellino, e avrebbe diretto la sua corsa verso nord, verso i quartieri bassi della città, come se nulla fosse accaduto.
Gli avrebbero dato tutti dell'ubriacone, a quel povero vecchio.
Intanto il tizio in bicicletta sedeva silenzioso nella sua stanza, con una ragazza dai capelli rossi davanti a sé, intenta a gettare vestiti in una valigia, alla rinfusa.

[continua]
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