19 Ottobre 2005

FATTO #20

Che cos'è l'amor? Un sasso nella scarpa.
Così canta Vinicio Capossela, mentre riordino la mia stanzetta di Bruxelles, impilo maglioni, raggruppo bottiglie di whisky vuote.
E' l'ennesimo viaggio di lavoro in Belgio, l'ennesima volta che torno in questa città. Ho imparato ad odiarla tanto quanto ho imparato ad amarla. Ieri sera sono uscito a sbronzarmi al bar di Pierre, presso cui ormai ho una specie di conto aperto infinito. Non ho conosciuto nessuno né fatto all'amore con alcuna donna.
Sul cellulare ho salvato un paio di messaggi di Jerrinald e Lex, di qualche giorno fa. Non ricevo messaggi da nessun altro. Non ricevo auguri di compleanno da nessun altro. Non ricevo lettere, telefonate, telegrammi, nulla. Mentre piego i miei stramaledetti pantaloni, questa città mi risputa in faccia che sono uomo solo.
E' un bel dire che sono fortunato a trovare una donna per quasi ogni notte della mia vita. Ma io non le trovo. Sono loro che vengono da me. Esattamente come poi sono sempre loro a fuggirmi. Ognuna di esse si condensa solo in un istante fragilissimo, un piccolo sole che esplode, la vetta di ogni amplesso. Poi sono soltanto sigarette, caffè, lenzuola che frusciano, il segnale luminoso della sveglia: le tre, le quattro.
Dico che sono tutte troie, e per la più parte del tempo credo fortemente a me stesso. E' la spiegazione più semplice, dunque - come tutto un filone scientifico insegna - anche la più plausibile. Semplicità, facilità, verità. Una puttana dietro l'altra, in fila come per ricevere la comunione dal loro sacerdote nudo, il cui dio verrà rinnegato il giorno dopo.
Ti metti la cravatta e ti prepari per uscire. I vestiti sono tutti piegati nell'armadio. Butti un occhio all'ultima bottiglia di Jack Daniel's rimasta, ma ti fai talmente schifo che non osi neanche sfiorarla.
Spegni lo stereo e mandi Capossela e il suo amore a dormire fra gli altri cd. Lasci i pensieri fra le coperte e il posacenere. Una luce irreale e gelida invade la tua stanza al quarto piano di questo magnifico palazzo del centro. Apri le braccia come una polena di nave e ti ci pianti in mezzo, a questa luce. Vorresti che ti purificasse di tutta la merda. Ma è solo un attimo, una vetta d'orgasmo, il tempo di levarsi un sasso dalla scarpa.
Chiudi a chiave la notte nella stanza ed esci fuori. Il tempo di un caffè da Pierre, due chiacchiere con la cameriera che ha un accento assurdo. Ricordarsi di rispondere a Jerrinald e Lexington. Ricordarsi, in questi ultimi istanti in cui oscilli fra lo stronzo che sei e una strana dolcezza, di tenerti stretto i tuoi unici amici.
Paghi il caffè ed esci.
Bruxelles ti entra negli occhi come un flusso di gente, cemento, futuro, e luce fredda. Sempre luce fredda.
C'è solo una cosa che ti fa più schifo di te stesso, in questo momento: il fatto che presto smetterai di credere, anche solo in minima parte, che quel sasso nella scarpa ha un senso e un valore.

1 commento

  • Ambryyy

    un passo lento di bolero...

    l'amore non è il mambo che "struscia cocsia contra a coscia"....è il passo lento di bolero, con o senza l'amazzone straniera.
    no.
    nulla...
    sono stanca e ho fumato, copiosamente, negli ultimi giorni...
    bye
    Scritto il: 01/05/2006 00:32:36
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